Cenni storici
Gli insediamenti più antichi in territorio di Cavalese, sedi di
“Castellieri”, si svilupparono nella tarda età del bronzo e
continuarono fino ai tempi barbarici sui promontori dove
attualmente sorgono la Pieve dell’Assunta e rispettivamente il
santuario di S. Valier.
E’ stata anche
individuata una necropoli del IV secolo d.C. nella conca di Via
Pasquai.
Da sempre
capoluogo storico e culturale della valle, Cavalese è sede
amministrativa della Magnifica Comunità di Fiemme, reminescenza
di una millenaria repubblica autonoma nata da un antico
ordinamento consuetudinario di origine longobarda
rispettivamente sancita con i Patti Gebardini del 1111 - 1112.
La “Regola” di
Cavalese compare già nell’alto Medioevo quando con Cadrubio,
antico villaggio sorto lungo le rive del Rio Gambìs distrutto
nel 1339, e Varena, formava un “Quartiere “, ripartizione
amministrativa della Comunità. Ad ogni Quartiere era assegnato
l’usufrutto di una parte dei beni collettivi dei “Vicini” o
abitanti compresi nel nesso comunitario.
Fino al XV
secolo la Regola di Cavalese non ebbe leggi scritte, ma tutto
procedeva secondo tradizioni orali. Nell’archivio comunale si
conservano ancora le antiche ì“Consuetudini”, un Quadernolo del
1624 che riporta atti dal 1407, in base ai quali la
Regola si governò per secoli e che riguardavano l’ordinamento
civile, giuridico e giudiziario, i regolamenti economici e
forestali.
Tutte le
innovazioni del diritto consuetudinario spettavano solamente
all’autorità dei “Capifuoco” riuniti in Placiti o “Comun
Generale” due volte l’anno.
Ogni anno il
giorno di S. Pietro in Cattedra, 22 febbraio, venivano scelti
tre nuovi Regolani di Villa e i “Saltari” di Regola, ovvero le
Guardie Municipali.
Il primo maggio
i Regolani di Villa o di Regola sceglievano nove “Saltari” ed
eleggevano nove “Regolani de Comun” che poi avrebbero anche
concorso a designare lo Scario. Il capo politico della Valle
durava in carica un anno ed esercitava il potere esecutivo della
Comunità.
Assistito dal
Vicario o Gastaldione, rappresentante del Principe Vescovo e da
quattro Giurati di Banco, tra cui due eletti dal Quartiere di
Cavalese - Cadrubio - Varena, lo Scario amministrava la
giustizia.
Un “Officiale”
della Villa di Cavalese era incaricato di eseguire le sentenze.
Interessante è
pure una specie di polizia segreta al servizio dello Scario, i
“Saltari Sordi”.
La Valle lottò
sempre per confermare diritti e doveri della “repubblica
fiemmese”, difendendola contro il Principe Vescovo e ogni
tentativo d’insediamento della nobiltà.
L’insediamento
medievale di Cavalese si disponeva sulla terrazza più bassa del
versante soleggiato, lungo il Rio Gambis, con accesso dalla
valle a sud, per via Pasquai e via
Cavallaia. La
parte più consistente dell’abitato era costituita da edifici
residenziali singoli, a schiera e a corte.
Lungo il rio
stavano soprattutto gli opifici: mulini, segherie, laboratori
per la lavorazione del ferro e del rame, concerie e tintorie.
In origine gli
edifici “speciali” nell’abitato erano pochi: il Convento
Francescano con la sua chiesa, S. Vigilio e un vasto brolo che
comprendeva anche la zona a monte dell’attuale via IX Novembre
ed era racchiuso da un muro di cinta costellato dalle cappelle
della Via Crucis, il Palazzo Vescovile con la sua cappella.
Fuori sorgevano
la Pieve e San Valerio, sui rispettivi promontori. Nel paese e
ai suoi margini la scena era completata da fabbricati più
propriamente rurali con caratteristiche specifiche rispetto a
quelli del nucleo principale. L’edificato non era compatto,
bensì intervallato da coltivi, orti e frutteti.
Con gli
interventi di restauro e di ampliamento, promossi dal Vescovo
Udalrico III e dal Cardinale Bernardo Clesio, della residenza di
montagna e Palazzo Vescovile, Cavalese aprì le porte a pittori
Rinascimentali Veneti.
Contemporaneamente Antonio Zeni il vecchio (1580-1637) e Orazio
Giovannelli (1588- 1640) della Scuola Veneta crearono le basi
della Scuola pittorica Fiemmese, da cui uscirono numerosi
artisti che lasciarono le loro impronte e testimonianze,
oltreché in Valle, nelle varie corti europee: Giuseppe Alberti,
Francesco Furlanel, Paolo Troger ed in paritcolare la stirpe
degli Unterperger: Michelangelo, Francesco Sabaldo, Cristoforo e
Giuseppe.
Caduto il
Principato Vescovile nel 1802, il governo bavaro abolì
l’organismo politico della Comunità e istituì in Cavalese un
Giudizio Distrettuale.
Durante il
Regno Italico, Cavalese fu sede di una Giudicatura di Pace e
capoluogo del Cantone omonimo.
Dopo la
Restaurazione ebbe sede ancora un Imperial Regio Giudizio e dal
10 luglio 1868 un Capitanato Distrettuale che rimase fino al
1918.
Con Regio
Decreto del 29 marzo 1928, n° 837 a
Cavalese vennero aggregati i Comuni di Daiano, Carano e Varena
che si ricostituirono in Conuni autonomi con D.L. del Capo
Provvisorio dello Stato l’11.11.1946, n° 454.
Particolare
menzione merita l’attività di don Gian Pietro Muratori (Cavalese
1708 – Cavalese 1798), dal quale prende il nome la biblioteca
storica Muratori, ancora esistente presso il palazzo “Muratori”
di Cavalese. Il sacerdote che, vivendo ad Isera, ebbe modo di
frequentare l’Accademia degli Agiati di Rovereto, dopo più di 45
anni trascorsi in Vallagarina, rientrò a Cavalese ove fondò nel
1756, in pieno centro storico quella
biblioteca, che fu la prima di tutto il Trentino. Essa è
costituita a tutt’oggi da un corpus di circa 1.500 volumi per lo
più di materia giuridica e letteraria. Fondando la biblioteca,
il curato si era prefisso di sostenere ed aiutare i sacerdoti e
gli studenti della Valle di Fiemme. La biblioteca, oltre ai
volumi, ospita pregevoli scaffalature originali ed un bellissimo
tavolo da lettura in legno di mogano, risalente alla fine del
XVIII secolo.